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Capo Nord Agosto 2017 in solitaria

/Capo Nord Agosto 2017 in solitaria

Capo Nord Agosto 2017 in solitaria

Ecco il viaggio di Stefano in solitaria nel Grande Nord nel mese di agosto 2017 con partenza da Cortina e ritorno su Trieste e poi Roma.

 

La Polonia e Rovaniemi

La spinta verso il Nord è un demone che non ti fa pensare ad altro. Una calamita, sì è una calamita, il Nord, che più si avvicina, più la spinta   interiore trascina la moto verso lì: quel punto tanto sognato e pianificato!

Viaggio: L’estate del 2017 è stata davvero calda: meteo ottimo in tutto il Nord della nostra cara Europa e Scandinavia. Da Cortina dopo la settimana di vacanza rilassante con passeggiate a piedi preparazione della moto con tagliando acquisto valige laterali presso l’ottima rete della Bmw il giorno tanto coltivato nei lunghi inverni romani è arrivato. Una carta prepagata ben carica e 500 euro in contanti più la carta di credito sono la tua sicurezza assieme a un navigatore e un telefono di ultima generazione.

Vestiario leggero visto il caldo sui 30 gradi   per la partenza e  in valigia quello pesante. Personalmente ho usato una Rally 3 con antipioggia indispensabile un paio di jeans di cordura tecnici e stivali bmw intermedi. Casco collegato al navigatore, accessorio molto importante per non perdersi quando arrivi nelle città.

Prima tappa: Brno nella repubblica Ceca. In centro super hotel di lusso a 100 euro dove sono arrivato alle 21 con 32 gradi! guidavo in maglietta; niente da segnalare se non una euforia che è aumentata con la birra serale in un locale all’aperto.

Il giorno dopo partenza per Cracovia, e arrivo nella splendida città! Tre giorni di sosta in un albergo al quartiere ebreo; moto parcheggiata e via di taxi (5 euro a corsa) per la visita turistica: dal Castello, alla fabbrica di Oskar Schindler

Ottimi i ravioli ripieni sia di verdure che di carne, la birra e la mitezza degli abitanti; la Bmw di Cracovia è un gioiello di accoglienza, professionalità, e di costi dimezzati rispetto all’Italia; ho acquisto abbigliamento, top case, ed i sapienti meccanici controllano la moto prima del grande salto verso il Nord. Ma c’è un ma. Non puoi lasciare Cracovia se non hai visto che cosa è stata la Shoah. I campi sono poco distanti. Ho scelto Auschwitz.  Pioveva, partendo dalla Bmw di Cracovia gli addetti impostano il navigatore; antipioggia; nubi; la strada è strana. Tutta la zona che circonda il campo rimanda a una tristezza infinita.

All’arrivo i torpedoni delle gite organizzate con i giovani di tutta Europa stemperano l’angoscia. Quelli che ritornano dalla visita guidata pur essendo giovanissimi e caciaroni questa volta sono smarriti; a metà visita ho lasciato il gruppo e la guida che prendi all’ingresso: troppa insistenza sui particolari efferati. Giro da solo per il campo, i libri infine possono essere acquistati quando esci, costano poco e dicono tanto.

Il pomeriggio a Cracovia lo stato d’animo peggiora, in albergo tornano i tedeschi dalla visita, sono sconvolti.

È la terza notte, domani si parte per mete più piacevoli.

La scelta è di andare a Est tralasciando Varsavia, l’autostrada che va a Lublino e poi sale costeggiando l’Ucraina è una pista per aeroplani. Corrono i polacchi e i 140 km non bastano devi guardare lo specchietto, le macchine arrivano troppo veloci. La Polonia a Est verso il confine con i paesi Baltici è una vasta regione agricola, linda, con le villette pulite e le strade ordinate; alberi, strade ottime; il navigatore fa il suo dovere ma la Polonia non finisce mai. Arrivo nei pressi del confine a sera, esausto; due angeli, un polacco e uno spagnolo mi si affiancano inizia una scorribanda simpaticissima alla ricerca di hotel. Tutto pieno. Il polacco alla fine ci porta dopo lunghe consultazioni con i suoi concittadini in un hotel a una stella: non importa, accettiamo e paghiamo 20 euro per due camere; e la doccia è un mezzo disastro ma la cena in compagnia con lo spagnolo, dopo aver salutato il biker polacco, assieme a una simpatica cameriera con un inglese ottimo, è davvero piacevole e buona. Piove la mattina dopo. Umido. Finalmente i paesi baltici. Incubo autovelox. Salto Riga arrivo a Tallin sotto una pioggia battente alle 10 di sera. Un giorno di viaggio dietro i camion. Un trucco: gli autovelox fissi non hanno la fotocamera che riprende la targa posteriore! Uno svedese vista la mia media con la sua Adventure mi fa fa da apripista. Lo seguo a ruota freno quando frena, rapidamente i km scorrono e ci salutiamo alle porte delle città. Tallin! Albergone di lusso 100 euro e passa la paura mi presento alla hall con l’antipioggia gocciolante. A letto senza cena, ristorante chiuso sono le 23. Dormo alla grande, leggero, dimagrisco, giorno dopo giorno, mi sento sempre meglio. La mattina alle nove veloce visita del centro storico aggregandomi a un gruppo di italiani. Ma la testa è già al traghetto per Helsinki. Un gruppo di cecoslovacchi che girano anche con il padre di uno di loro sul sedile posteriore e le tende, si le tende! Mi chiedono dove ho dormito e quanto ho speso. Glisso. Ma sono di una simpatia incredibile girano così tutta l’Europa in gruppo, zii, mogli, e padri e figli! Ruvidi ma calorosi. Il traghetto parte il pomeriggio, siamo tante motociclette. Il tempo all’arrivo è piovoso, usciamo dal traghetto con le incerate indossate prima e il navigatore già pianificato per la prima meta della Scandinavia: i laghi del Sud. La città è un caos di macchine sotto la pioggia quando sbucando dalla strada si apre la piazza della stazione, bellissima, sembra un fumetto di quelli della nostra infanzia, qualcosa di infantile  di già visto! E tutta quella folla! La pioggia non dà tregua bisogna prendere l’autostrada: finalmente la Scandinavia si apre davanti a me; tutto cambia; autostrada stupenda, macchine rare ogni 200 metri, corro ma i limiti sono severi, non riesco a chiudere il gas e mi affido allo stellone della fortuna; un italiano mi racconterà al ritorno che a 130 è stato inseguito da due poliziotti con le moto multato di 300 euro con prova attraverso l’etilometro. Sono fortunato arrivo la sera a Savolinna ma non c’è un albergo libero, solo un campeggio con una baita di legno spartano ma con bagno pago 140 euro per la sistemazione che vale 40 al massimo. I prezzi lievitano. Tutto è caro. Fa freddo, umido. Il giorno dopo lascio di buon mattino la zona dei laghi e mi butto verso la costa, le temperature salgono e arrivo a Oulu, splendida città. Albergo meraviglioso vicino al fiume, architettura splendida, piscina, sauna, due ragazze dello staff gentilissime e calorose che si fanno in quattro per accogliermi, cena meravigliosa (il tutto a 130 euro) booking funziona! Oulu è davvero gradevole da girare in bicicletta e dopo una visita alla bmw per trovare altro materiale da mettere come intimo (pantalone e maglia) e sotto giacca in pile. Ma siamo sempre intorno ai 20 gradi per ora. La mattina non sto nella pelle: Rovaniemi! Trecento km e arrivo nel paese di Babbo Natale! Visita al centro foto con Babbo Natale souvenir ottimo pranzo al self service e due svizzeri m’incoraggiano! Non ti fermare! Inari è a trecento km. E sia, parto attraverso foreste laghi e foreste senza incontrare nessuno. Metto il cruise control ( devi andare a 80) sono euforico è bellissimo, la mente si distende, le soste sono occasioni per un tè con persone meravigliose in baite che si affacciano sui laghetti, la natura domina e ti accoglie. Le renne attraversano a gruppi la strada, una è albina, un’altra si ferma al centro della carreggiata! La Finlandia è davvero inaspettata per il calore dei suoi abitanti. Inari la città sul più grande lago della regione con il museo storico dei Lapponi è in realtà una frazione di case sparse: il fascino è unico: è il grande Nord che inizia a intravedersi in questo primo scorcio di Lapponia! Arrivo nell’hotel caratteristico Lappone prenotato con booking; si distende con tre corpi separati in legno lungo un fiume e un ristorante a veranda che guarda le acque. Cena meravigliosa! Sauna in camera. Due Bmw con targa italiana, sono due Adventure, sono parcheggiate nel piazzale dell’albero. Domani è il grande giorno: sono a 300 km da Caponord, scruto il meteo sul telefonino con apprensione, Pioverà? Rimando? O Vado? Per la prima volta sono un po’ agitato.

Il grande salto: Caponord!

La notte prima dell’esame è agitata. Sono a 300 km da Caponord sprofondato nel comodo letto della baita che guarda il fiume. Il meteo registra per il giorno dopo tempo buono e pioggia per il giorno seguente. Bisogna andare, partire sul presto. Prendo le medicine per il mio cuore malandato, il sonno finalmente arriva. Mi sveglio è già tardi le due Adventure italiane dei vicini non ci sono. Ma sono pronto, colazione, un saluto alla titolare e in sella: tempo incerto ma non piove. Appena fuori da Inari l’indicazione per Caponord, svolto a sinistra e mi addentro velocemente, noto due moto ferme in senso opposto non ci faccio caso più di tanto ma l’intuito mi dice di stare in campana. Dopo pochi chilometri sono solo, più che solo, sulla strada che diventa sterrata, poi più avanti solo una carreggiata è praticabile. L’altra è da lavori in corso. Ad agosto dimenticavo rifanno le strade e davanti a me uno stradone si apre: ghiaia. Compatta ma pur sempre ghiaia; in men non si dica mi pianto, la moto si spegne tre volte, con quei maledetti sassolini che non permettono la trazione, la modalità enduro aiuta, e piano piano riesco a mettere la ruota sull’altra tratto di strada. Mi guardo intorno sono davvero solo con questa difficoltà, la moto s’inclina, e penso se cado qui un casino.  Non devo cadere. Riesco, e allora via alla guida in piedi sullo sterrato, senza timidezza, non so come ho fatto a farlo, ma è andata bene! La ghiaia si dirada. Sono sul tratto dei lavori in corso: davanti a me ora una discesa la prendo ma in fondo una ruspa blocca la strada non c’è passaggio. Fermo la moto e con il movimento della rana cm dopo cm riesco a girare la moto carica, risalgo la discesa e riprendo il ghiaione. Compaiono in fondo alla strada gli operai della ruspa, mi guardano. Penso: Questi ridono. Scendo per il ghiaione ora più compatto e finalmente l’asfalto. Mi batte il cuore e sono sudato. Guardo indietro saranno stati non più di una ventina di km. Senza un cartello che avvertisse dei lavori. Accelero e si pare davanti una minuscola stazione di benzina con le due Adventure partite prima dallo stesso albergo. Sono due coppie, maturi come me.

Faccio benzina:” Ora mi riposo per almeno mezzora”, dico a voce alta mentre mi dirigo dentro il baretto degli hot dog. I milanesi: “Lascia stare la mezz’ora, in sella subito, c’è il sole a Caponord”. ”Solo con i Gs qui si passava” commentano. Mettono in moto e scompaiono veloci. Afferro un hot dog dentro un caldo panino dal giovane gestore che mi dice che qui da solo guadagna quanto un dirigente da noi. Mai panino più buono.  Mi calmo. Risalgo in sella e via questa volta senza più incertezze.  Costeggio la costa, il tempo diventa bello: 14 gradi costanti. La costiera prima del tunnel non finisce mai. Il cartello giallo indica i km mancanti: 100. Foto e spedisco alla mia amica finlandese che cura il sito della sua agenzia di viaggi sponsorizza il mio viaggio per vendere i pacchetti turistici. I contatti sui post e le foto e le spiegazioni di Iana per i lettori del suo sito, mi scrive su whatsapp, aumentano. Alla fine del viaggio, 2500  saranno i contatti e decine di post- a commento “Molte signore” ammicca Iana da buona nordeuropea. Pensa te. Tutta questa fatica per qualche post da parte delle signore.  Ma so che non è così la mia motivazione. I report di Iana sono di una chiarezza esemplare.  È il suo regalo per me. Dietro la loro freddezza spesso si cela una affettività che esce a sorpresa, quando meno te l’aspetti, queste finlandesi ruba baci.

Sole ancora sole, passo la temibile galleria che collega il Capo con la terraferma. Scivolosa ma non più di tanto. Fredda. Una cazzata. Poi sole e si sale con una serpentina ampia tra un paesaggio senza vegetazione. Poco vento. Accelero. S’intravede la spianata, il gabbiotto dove si paga il biglietto   Sono così felice che attacco un bottone alla signorina stacca biglietti che s’intrattiene volentieri. Una fila mostruosa di camper e macchine dietro di me:” Italiano, andiamo” sento dire. Vado sì vado, arrivo al parcheggio interno. 14 gradi sole e un cielo talmente limpido che sembra di stare, non so dove. Iphone gira un video, una veloce diretta fino sotto il mappamondo. Il più bel video che ho mai girato. Salgo sul monumento. Chiamo gli altri turisti iniziamo a scambiarci i telefoni per le foto, facciamo i turni per essere in foto soli con la nostra avventura. Guardo sotto il mare, l’orizzonte. Il Nord ed a Est la Russia, sento una spinta verso l’Est so dove devo ancora andare. Ma non oggi. Dentro la struttura turistica compro gli adesivi per la moto: cari. Altre foto. Un tè caldo un dolce  salato e via via : l’Est della Norvegia mi aspetta. Scendo la serpentina dai larghi curvoni da dove sono salito, vado così veloce e felice che penso di non aver mai guidato così bene in vita mia. Certe curve, ma che ho una R1 sotto le chiappe invece che un Gs! Tre ore quasi di sosta alla rupe, come se il tempo si fosse fermato. È tardi esco dalla costiera e ritorno verso l’interno, verso il mio caro albergo lappone di Inari. Macché. Piove ora forte. Sono esausto. Mi fermo in mezzo al nulla. Una baita dove si mangia solo e non c’è da dormire. I norvegesi mi parlano, mi chiedono a quanto vado di velocità e sorridono “vai a 100 km, no?” Indicano un albergo a 40 km da lì mi regalano una lattina di birra.” È il nostro gift per essere arrivato al Capo, bevila stasera a cena”. Mi aiutano a indossare la cerata. Chiamano l’albergo prenotano la stanza. “Vai tranquillo”. Arrivo all’hotel con la paglia sul pavimento. Stanza con doccia e letto comodo. Triste per 70 euro, ma c’è il ristorante. Piove, e piove. A cena con un ragazzo italiano che si è fatto il viaggio con una vecchia Citroen due cavalli e un biker tedesco con una vecchia bmw. Il vespista incontrato alla rupe non c’è. Come la coppia di ragazzi giovani, con una moto giapponese di media cilindrata. Lei è spagnola lui lavora a Madrid ma è italiano si amano molto, si vede. Si fermeranno in un costoso albergo nel paese di H, un nome impronunciabile, quello 30 km a sud del Capo. Se lo meritano, i ragazzi partiti da Madrid. A tavola, con i nuovi amici. Poi il finimondo nel quieto ristorante dove rudi norvegesi cenano. Il posto è lungo la strada e non è di lusso. La tensione scende, chiacchiero mi rilasso: apro la birra, regalo dei norvegesi della baita, e il giovane cameriere si avvicina e mi dice “Non è permesso “.” Non è permesso bere una bibita propria”. Aria severa ha il giovane cameriere. “Certo, ma “te la pago comunque”, rispondo; Lui insiste “Non è permesso”. Inizio il mio show. “Ti pago la birra, porta altre per i miei amici: Questa è la birra regalo dei miei amici norvegesi per essere arrivato al Capo” ripeto il mantra ad alta voce tre volte. Tutto il ristorante si volta. Silenzio. Il cameriere viene chiamata al tavolo da quattro taglialegna norvegesi dalla camicia a scacchi con dei fisici possenti. Qui si mette male, penso. Parlano e parlano.  Con i miei amici usciamo a bere le birre; all’esterno è umido ma è meglio per evitare guai. Il cameriere arriva con un vassoio di birre con aria deferente, quasi s’inchina quando le posa sul tavolo e scompare all’interno. Una macchina della polizia norvegese passa davanti e guarda le nostre moto parcheggiate e il nostro tavolo. Si allontana. Finiamo la nostra chiacchierata e rientro anch’io per pagare il conto. La cena è offerta dalla casa.  Intuisco il caso diplomatico che si è innescato e i taglialegna dalle camice a scacchi hanno detto la loro al cameriere, giovane e stupido. Sprofondo in un sonno profondo, dormo 10 ore. La mattina dopo piove ancora ma sono solo a 150 km da Inari dal mio caro albergo con la sauna. Arrivo il primo pomeriggio attraversando paesaggi con più vegetazione, arbusti, e strade deserte. Smette di piovere. È umido. Sono stanco. All’albergo la signora lappone che lo gestisce assieme al fratello cuoco mi fa mangiare lo stesso, poi mi offre un bicchiere di bourbon. Mi dà la camera, appena entro dormo ancora. Poi a cena, piatti prelibati di pesce del lago che il fratello mi serve personalmente. Mi guardano i fratelli e sento che sono felici un po’ anche per me. Ritorno in branda e dormo bene fino al mattino dopo. Alle sette sarò in sella. Questa volta ancora una volta è l’Est che mi chiama, verso la Finnmark orientale, Vasdo, ai confini con la Russia, da dove è partita una spedizione con il dirigibile di Umberto Nobile verso il Polo Nord. Ma questa è un’altra storia. Sarà la strada più bella del viaggio.

Vasdo Norvegia,la Grande Solitudine

Dal lago di Inari inizia una strada che costeggiandolo collega la Lapponia finlandese con la Finnmark orientale norvegese. Lunga 150 km la ss 973 sbuca sulla N6 verso Neiden in Norvegia. Il tempo è buono, è   umido   come sempre, per la leggera pioggia che ogni tanto accompagna il viaggio in terra finlandese. Paesaggi diversi, benché la distanza tra Inari e la Norvegia dell’Est sia relativa, panorami che sorprendono lo sguardo mentre percorro la strada verso il Grande Nord Norvegese. Avevo letto qualcosa a proposito della Grande Solitudine che solo la Finnmark orientale con le sue penisole trasmette al viaggiatore. Strade poco battute dai motociclisti che preferiscono scendere a Ovest lungo la costa norvegese. Ma oggi è la solitudine che mi attira e non le chiassose strade, dopo il grande salto a Capo nord. Dunque, Neiden è la prima di tappa di oggi verso la città di Vasdo che ha un significativo lato “italiano”: da lì partì Umberto Nobile con il dirigibile Norge per le sue esplorazioni verso il Polo Nord. Il sindaco ha aperto anche un museo dedicato alle imprese dei dirigibilisti italiani degli anni Venti e la cittadina accoglie l’italiano con simpatia inaspettata. Mentre percorro la ss 973 varcando il confine fittizio tra i due stati e lasciando alle mie spalle il lago lungo una stradina laterale un piccolo ristoro con baite da dove vista l’ora stanno partendo un gruppo di bikers. Mentre apro la porta per un breakfast mattutino una renna mamma arriva fin sul sull’uscio guardandomi; che paese dove le renne circolano liberamente: un motociclista in partenza vedendomi un attimo in difficoltà la chiama e la renna sguscia via quasi offesa. Ma veramente non sapevo che cosa fare: forse aveva fame o forse no, o forse voleva una carezza. Ma non ho mai visto nessuno accarezzare una renna e mi sono astenuto. Il caldo del ristoro mi avvolge, è l’ultimo luogo finlandese prima delle valli e cupe gole che portano in Norvegia. Fuori continua a piovere leggermente e un’ora di sosta è quello che ci vuole. Le signore finlandesi che gestiscono il centro m’invitano a mangiare quel ben di Dio pronto. Una porta semi aperta fa intravedere una stanza che si pare sulla sala comune con un letto con piumone disfatto da dove esce una creatura di un altro pianeta. Fa anche lei colazione è giovane, due occhi dolci mi guardano e sorride composta. È una parente dei gestori e lavora lì per la stagione. Guardo i motociclisti che vanno via liberando le baite. Il pensiero di fermarmi in quel calore e prendermi una baita c’è tutto. Dopo l’ora di dolcezza un ultimo sguardo con una passeggiata a piedi al lago lascio la Finlandia. La strada norvegese verso Neiden è cupa, un paesaggio quasi lunare, con alte gole che attraversi. Una aria strana avvolge la zona. Angosciosa. Scenario e teatro per un film di fantascienza penso, mentre riprende la pioggia leggera. L’arcano è presto svelato da una stele del primo posto di ristoro norvegese, siamo quasi a Neiden. Guerra ecco che cosa era l’angoscia. La battaglia di Neiden tra russi e tedeschi dell’ottobre novembre del 1944.I russi avanzavano da sud e inseguirono i tedeschi nella Finnmark da dove si sarebbero ritirati dopo avere dato alle fiamme il porto di Kirkenes. Rimonto in sella nonostante la pioggia insistente e via di corsa verso la costiera che porta a Vasdo. Il panorama cambia, il mare lambisce e stempera: sole e strada umida fanno il resto. L’umore cambia. Non c’è nessuno, solo case rosse dove i norvegesi che amano la solitudine di fronte questo strano mare soggiornano. La strada è bella snodata in una serie di curve che costeggiano la costa fino a Vasdo dove parcheggio davanti al municipio e fotografo la moto con il nome del comune che campeggia a caratteri cubitali sopra il muro dell’edificio. Pomeriggio inoltrato una folla di giovani freaks ha invaso la cittadina per un festival di musica. Le tv intervistano i cantanti rock. Il dress code è casual punk e ricorda come il Nord Europa ami la libertà: vagamente berlinesi questi ragazzi che parlano tra di loro eccitati da quello stanno esprimendo. L’albergo a cinque stelle è strapieno: ma non è la mia meta; cerco l’albergo di legno sull’isolotto di fronte, quello dove alloggiarono Nobile e i suoi. La signorina telefona e l’ultima camera viene prenotata, una singola a 140 euro tanto per dare l’idea dei prezzi ma la cena è possibile nell’albergo stellato a prezzo fisso che sono sempre 50 euro per i ragazzi del festival che affollano il ristorante. I camerieri sono anche asiatici e lavorano lì felici. Nella hall dell’albergo di Nobile una serie di quadri con le foto della spedizione del “Norge” con l’equipaggio e il generale: sono del 1926; la spedizione della Tenda Rossa, tragica, del dirigibile Italia su cui sono stati versati fiumi di inchiostro sul perché il generale fu salvato per primo è successiva. Dall’albergo a qualche centinaio di metri un alto pilone, davvero alto, assomiglia a quello dove attraccava la prua del “Norge” ed è proprio quello. Foto di rito, il panorama dall’albergo è suggestivo con tutta la baia che si apre con quel limpido cielo e quelle nuvole bianche rade. Un altro mondo. Non avevo mai visto un luogo del genere così, sì qui la natura comprendi ha una forza inaspettata è la Grande Solitudine del Nord. Lo stress scompare sempre di più la mente vaga serena sulla quieta realtà di Vasdo. Qui volevo arrivare lasciando il turismo di Caponord e qui sono arrivato. La Finnmark orientale merita e so che altre penisole a Nord dove sono presenti solo dei Fari sono ancora di più suggestive. I Fari che guardano il Polo Nord  però sono troppo lontani. Il giorno dopo guido per la regione senza incontrare anima viva, via verso Ovest verso Rovaniemi e Oulu dove mi aspetta il mio albergo con piscina lungo il fiume prenotato e confermato. Qui internet funziona con una velocità spettacolare e una abitudine da parte della popolazione di comunicare tempestivamente e velocemente: Aggiungo: senza fregature per il prossimo. I km sono tanti e meravigliosi sulla strada verso Oulu a Ovest, la Lapponia vale solo il viaggio. Il museo delle arti lapponi dove incontro una coppia di milanesi in camper non è un granché ma l’occasione per quattro chiacchiere con dei connazionali che in pensione girano l’Europa in camper a costi abbordabili. Il sud della Norvegia, mi raccontano, è estenuante per i limiti di velocità esagerati e il viaggio è meno piacevole di quello che si pensi dovendo avere una guida attenta solo alla eventuale infrazione.

A Oulu in piscina sguazzo felice per la piccola impresa appena conclusa. Guardo il fiume dalla finestra dell’albergo, accendo lentamente il joint di erba della tundra che si vende nelle stazioni di servizio, rilassante, leggera, a km 0; sprofondo in un magnifico sonno dove sogno quell’uscio semi aperto che fa intravedere un letto disfatto e la giovane finlandese che mi sorride mentre prendevamo la colazione insieme al ristoro del lago di Inari. Leggerezza dell’erba lappone che risveglia desideri e ricordi, senza lasciare tracce la mattina dopo, dove la realtà mi fa spendere 400 euro per cambiare le gomme Tourance next che pago in Italia 230 euro! 12. 000 km percorsi una ottima resa ma le gomme ora sono davvero segnate. Lascio Oulu lungo la costiera verso Helsinki ma non è una costiera ma solo una normale strada interna rettilinea piena di autovelox frontali per fortuna che scattano flash alla mia Gs che va a 70 all’ora come fossi al Lido di Venezia durante il festival. Il cruis control aiuta a controllare la velocità del viaggio per evitare multe. E così è stato: nessuna multa.

Prendo il traghetto per Tallin nel pomeriggio, al bar un giovane biker promessa del mototurismo legge un bel libro e mi racconta dei suoi viaggi. Lo incoraggio a proseguire su un cammino che porterà a soddisfazioni. Appena laureato gira con una Aprilia ed è molto sveglio e colto e sa l’inglese! Una perla di ragazzo visto gli sfaccendati della sua età che girano a Roma senza iniziativa e ignoranti ma ignoranti e dir poco, solo buoni a chiedere quattrini. Il giovane, è piemontese, con i suoi lavori precari ha preso la moto, paga le rate contenute, e viaggia appena può. Ama la Norvegia e non la Finlandia, trova i norvegesi “rocciosi” e individualisti, ruvidi e solitari. I Finlandesi troppi meridionali per i suoi gusti. Gli faccio notare che un norvegese è talmente privo di difficoltà pratiche per il welfare e la ricchezza del suo paese che può anche giocare a fare il Robinson del Nord, tornando alle origini. Tanto a casa ha tutto. Un aspetto, mi dice a cui non aveva pensato, ridimensionando l’avventuroso norvegese stile di vita. Finlandia e Norvegia due paesi e due storie assolutamente differenti come i caratteri. Mi stanno un po’ sulle scatole i norvegesi che non fanno che parlare della guerra contro i tedeschi: su una disputa sulla seconda guerra sotto la pioggia in un paese sperduto della Lapponia Norvegese appena ho nominato l’ottimo Meschermitt tedesco i norvegesi si sono messi a invocare Spitfire!!! Come fossimo a un derby. Ho guardato loro stupefatto di tanta idiozia. Certo i Finlandesi in guerra hanno cambiato in 6 anni tre volte gli alleati: per attaccare alla fine i tedeschi con cui erano alleati contro i russi. Più vicini agli italiani, dunque. Riga è una scoperta, città meravigliosa, giovane, con una vita notturna da paura. Il turismo arriva qui da tutto il Nord e i santi uomini norvegesi assieme a scandinavi e russi come si sa fanno strage di escort russe; partono con i charter per il fine settimana. A Riga la popolazione lavora è accogliente un misto di culture mi racconta un russo che ha tre radio libere qui che trasmettono musica italiana. Mi parla della Russia di Putin, bene, me ne parla bene, e Riga è loro sottolinea, russa, invitandomi a Mosca. Conosce perfettamente la città e riesce a portarmi al ristorante di Albano che ha in centro evitandomi i fastidiosi night. Alle 10 della sera d’altronde si va in branda quando si viaggia. Lascio la moto parcheggiata assieme a due bmw di una coppia, marito e moglie sono delle (Gs F800),i due che arrivano dalla Germania vanno in Norvegia. Domani inizia la giornata più lunga che ho fatto in motocicletta. Parto da Riga e mi fermerò a Cracovia percorrendo la Baltica che è un inferno di camion e lavori in corso. Esausto dalle file dei bisonti che portano le merci da Nord a Sud a pranzo mi fermo a mangiare in una stazione di servizio e un camionista slovacco mi raccomanda di percorrerla dopo le 20 quando i camion sostano.

È così farò alle 20 il traffico inizia a diradarsi e decido di proseguire per Cracovia, lascio Varsavia senza passarci dentro, e mi buttò di notte, con temperatura ottima, verso l’amata Cracovia. Alle 10 di sera la crisi: sono stanchissimo mi fermo sul ciglio penso di buttarmi a dormire in un prato all’umido. All’una di notte entro in uno dei migliori alberghi di Cracovia che vista l’ora mi vende la camera fino alle 15 per 100 euro e parcheggio interno. Ho percorso novecento km di fila con una sola piccola crisi notturna poi rientrata. Potenza della Rupe di Caponord tutto mi appare ora più facile. Esco dall’albergo alle due del pomeriggio con 27 gradi! Sole, città che ti accoglie ti abbraccia, calorosa, caotica quel che basta. Torno al mio Quartiero ebraico e all’hotel charme tre stelle con i ravioli russi gustosi. La concessionaria Bmw mi aspetta per il tagliando: lascio la moto passerò il girono dopo a prenderla. Perfetta. Perfetti i polacchi e con che cura l’hanno tagliandata e lavata. Faccio il turista “La Dama con L’Ermellino” si deve vedere al museo opera unica, e noto la mano della Dama davvero sproporzionata al resto. Il Castello e il fiume sono sempre una attrazione dove è piacevole passare mezza giornata. Ma… il viaggiatore ha sempre una altra meta in mente: Zachopane la Cortina dei Polacchi al confine con la Slovacchia quella strada sarà il mio ritorno verso Trieste.

Lascio Cracovia   a malincuore dopo tre giorni per Zakopane ai confini con la Slovacchia una bella cittadina dove i polacchi vanno in montagna: la chiamano la Cortina dell’Est. La funivia che parte dalla cittadina affollata di famiglie e porta sul monte non è praticabile in tempi brevi tanta è la coda di gente che aspetta di salire. L’incontro al rifugio ai piedi della funivia con un napoletano di ineguagliabile simpatia davanti ai salsicciotti è degno di essere ricordato nel mio diario come uno dei migliori per ricchezza. Napoli sprizza buon umore da tutti i pori ha sposato ormai da 10 anni una bella donna polacca con due splendide bambine. Mimmo è contento della sua scelta: ha due bar uno gestito il pomeriggio dalla moglie, l ’altro apre la mattina alle 6 e 30 da lui. Due lavoratori. Mimmo conferma, le polacche sono serie e lavoratrici. Qui sono in vacanza con la famiglia del cognato, hanno preso un bel appartamento a prezzi davvero eccellenti. “Passo le vacanze in Polonia e spendo poco” mi dice. “Mia moglie vorrebbe trasferirsi a Cracovia e aprire l’attività”. “Ma come faccio d’inverno sotto zero c’è la neve, e napoletano sono”. “Certo sarei contento per le bambine, Napoli come sai ha molti difetti diciamo d’ambiente.” Ci salutiamo quando il cognato gli telefona, era in fila e lui da buon italiano la salta e s’imbarca. La strada da Zakopane alla Slovacchia è brevissima la frontiera è dietro un tornante e dopo pochi km scendo verso Banska Bystrica.

La cittadina dove siede da anni un sindaco di estrema destra che ha portato il suo partito al 15% in Parlamento contro gli immigrati. È un posto chiuso tra le valli. La stessa geografia quando percorri la strada che conduce a Bratislava ha qualcosa di respingente per lo straniero. Qui come in Ungheria la Ue non è gradita. Al distributore di benzina scendo per prendere una coca cola e le due signore del bar, chissà perché, chiudono a chiave il bagno e si ritirano. Esco e mi siedo su una sedia e perdo un quarto d’ora a guardare il tipo di gente che transita. Sembrano un misto con tratti da zingari, scuri, ed in effetti il casino in città è scoppiato proprio per questi ungheresi slovacchi: gli slovacchi di qui considerano zingari gli ungheresi. O quasi. Nonostante che il presidente slovacco sia venuto in città in primavera per condannare l’estremismo, egli ha dovuto scontrarsi anche con la Chiesa locale che ha rilanciato i valori cristiani a muro, muro di cemento armato, contro l’immigrazione. Non c’è che dire è una bella bomba sociale. Lascio volentieri il posto e lungo la sinuosa strada di mezza montagna imbocco l’autostrada per Bratislava e Vienna. Bella strada larga ben tenuta e inizia a piovere: faccio appena in tempo a fermarmi e indossare la cerata che si scatena un violento temporale. Aspetto, pranzo, poi quando spiove riparto. Ma ormai è sera, varco il confine della Slovacchia e sull’autostrada austriaca freddo e pioggia quella vera, per 150 km vado a sessantacinque seguendo un camper italiano. Un diluvio, il Gs non fa una piega. Gomme perfette sul bagnato mai una sbavatura. Hotel lungo la strada: la signora commossa mi dà una camera (70 euro) dove posso asciugarmi e cenare al ristorante. Mezza montagna anche qui si dorme bene. La mattina Vienna e via per Trieste rapidamente; routine. Passo la verde Slovenia piena di sole, con il caldo benvenuto arrivo in città. Albergone in centro e via al mare per un bagno, il primo dei tanti ma pur sempre pochi con gli amici triestini prima di rientrare a Roma al lavoro contento

Note di viaggio

Il rally 3 è un ottimo capo a cui puoi aggiungere intimo specifico e giacca tecnica antivento sotto. Puoi togliere gli interni quando fa caldo e indossare un jeans tecnico riponendo il tutto nelle borse interne.

La Gs rally comoda e leggera con tris di valige non ha mai dato problemi. Equilibrio perfetto anche sul veloce. Navigatore e casco Bmw perfetti. Sono stati fuori quattro settimane   scarse.
La Scandinavia è un viaggio per benestanti inutile negare l’evidenza, il costo della vita è alto; le comodità, se hai più di 60 anni come il sottoscritto,  fanno benissimo. In coppia o da soli il costo complessivo non cambia di molto. L’itinerario è più lungo di quello che uno s’immagina, faticoso, interminabile. Guidare nella Grande Solitudine della Lapponia vale il viaggio: davvero. Fantastico. Il benessere è uno degli effetti sulla mente umana: è un beneficio inaspettato. Un viaggio in solitaria pur nel civile Nord Europa è una esperienza da vivere, a mio giudizio.

Lamps

By | 2018-05-09T21:23:11+00:00 aprile 22nd, 2018|Capo Nord, Europa, IN PRIMO PIANO, Norvegia|1 Comment

One Comment

  1. Giorgio 23 aprile 2018 at 21:59 - Reply

    Complimenti Stefano, il tuo “motodiario” è davvero appassionante!

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